RIMEDI CHE FANNO BENE ALLE OSSA.
Lyprinol
Lyprinol è un integratore appartenente alla categoria degli integratori per il benessere delle cartilagini, delle articolazioni e delle ossa.
Lyprinol® è uno speciale complesso di lipidi marini, naturalmente ricco in acidi grassi polinsaturi della serie Omega-3.È composto di olio di Perna canaliculus titolato in acido eicosapentanoico (EPA) ed acido docosaesaonico (DHA), utili nel mantenere il fisiologico benessere delle articolazioni.
Glicosamminoglicano
I glicosaminoglicani, o glucosamminoglicani, (noti anche come GAGs o mucopolisaccaridi), sono lunghe catene lineari formate da unità disaccaridiche che continuano a ripetersi in ordine determinato alternando un amminosaccaride, cioè contenente un gruppo funzionale amminico (-NH2) al posto di un semplice gruppo funzionale idrossilico (-OH) e un monosaccaride in genere acido (i.e. contenente uno o più gruppi carbossilici e/o solfati e quindi a loro volta contenenti cariche negative).
Essendo idrofili, i GAG possono legarsi molto facilmente con molecole d'acqua, creando molecole idratate. L'idratazione porta a una sorta di "rigonfiamento" della molecola GAG.
I glicosamminoglicani, legandosi a proteine per andare a formare i proteoglicani, sono molecole tipiche della sostanza fondamentale amorfa che compone la matrice extracellulare dei tessuti connettivi, conferendo alcune delle loro caratteristiche tipiche, come appunto la capacità di idratarsi abbondantemente
. I GAG che spesso sono legati a proteine formando proteoglicani sono sintetizzati nell'apparato del Golgi dove in seguito a modifiche post-trascrizionali le unità disaccariche vengono aggiunte ai core proteici.
Fa eccezione però l'acido ialuronico, che non essendo parte di proteoglicani ma trovandosi libero, viene prodotto da enzimi presenti sulla superficie esterna della membrana plasmatica direttamente in sede extracellulare.
Funzioni
I GAG svolgono prevalentemente funzioni di sostegno e protezione della maggior parte dei tessuti.
· Creano e mantengono costante la pressione di turgore extracellulare.
· Contengono una grande quantità di acqua di riserva.
· Conferiscono alle cartilagini proprietà ammortizzanti potendo i GAG cambiare rapidamente il loro volume in seguito a forze di compressione perdendo le molecole di acqua di idratazione.
· Svolgono funzioni lubrificanti all'interno della membrana sinoviale.
· Hanno funzione di trasporto di molecole idrosolubili che possono diffondersi rapidamente all'interno della struttura porosa del GAG.
· Sono donatori di unità glicosidiche durante la sintesi della componente glucidica di glicoproteine.
· Possono aggregarsi tra loro e con proteine dando luogo a proteoglicani.
acidi boswellici
Boswellia, proprietà e benefici
La boswellia è una resina dalle proprietà antinfiammatorie. Ecco quando e come usarla contro il dolore.
La boswellia è una resina estratta dalla Boswellia serrata, pianta della famiglia delle Burseraceae. Nota per le proprietà antinfiammatorie e analgesiche naturali, è utile per dolori muscolari, reumatismi, artrite e artrosi. Scopriamola meglio.
Proprietà della boswellia
Dal tronco e dai rametti della boswellia si estrae una gommoresina ricca in acidi boswellici, olio essenziale e polisaccaridi in grado di svolgere una potente azione antinfiammatoria e analgesica su diverse patologie del sistema osteoarticolare.
I principali responsabili dell'azione antinfiammatoria della boswellia sono gli acidi boswellici (acido boswellico, AKBA e loro derivati), sostanze in grado di inibire un enzima (la 5-lipossigenasi) responsabile della produzione leucotrieni e citochine, implicati nei processi infiammatori.
A cosa serve la Boswellia
La gommo-oleoresina di boswellia serve soprattutto a ridurre gli stati infiammatori che interessano l'apparato muscolo-scheletrico ed è dunque uno tra i rimedi contro i dolori muscolari e articolari.
La boswellia è ad esempio indicata in caso di atrite, atrosi, artrite reumatoide. In questi casi, l'azione antinfiammatoria della resina di boswellia serrata aiuta a ridurre il dolore e il gonfiore, e a migliorare la mobilità delle articolazioni.
Il suo utilizzo è consigliato nel trattamento di infiammazioni locali, disturbi degenerativi delle articolazioni, ridotte capacità motorie mattutine, dolori muscolari, reumatismi, artrosi, infiammazione dei tessuti molli come tendiniti, miositi, fibromialgia.
La boswellia viene poi impiegata per le sue proprietà broncodilatanti per ridurre i sintomi dell'asma. Estratti di boswellia sono utili, per uso topico per alleviare dermatiti, psoriasi e affezioni cutanee in generale.
La specie è infine nota anche come pianta dell'incenso poiché la gommoresina che se ne ricava può essere bruciata. L'incenso di boswellia viene utilizzato per favorire il rilassamento, la meditazione e la preghiera. oltre che per migliorare la respirazione.
Quanta Boswellia assumere al giorno
Secondo la medicina ayuvedica, il dosaggio di boswellia giornaliero corrisponde a 2-3 g di gommoresina.
Modalità d'uso
La boswellia può essere utilizzata per via interna o esterna. Internamente, è possibile assumere la gommo-resina così com'è o fare ricorso all'estratto secco di boswellia titolato in acidi boswellici almeno al 65%, da assumere in compresse o capsule.
In commercio è disponibile anche la tintura madre da somministrare oralmente al dosaggio di 40 gocce diluite in acqua, due volte al giorno lontano dai pasti.
Per uso esterno la boswellia si utilizza in creme e pomate analgesiche e antinfiammatorie e in prodotti cosmetici tonificanti e antiage.
Esternamente si può impiegare anche l'olio essenziale di boswellia, noto come olio essenziale di incenso, dalle proprietà antisettiche e antireumatiche e utile anche in caso di tosse, raffreddore e per riequilibrare il sistema nervoso.
La boswellia tra i rimedi naturali contro l'artrite: scopri gli altri
Effetti collaterali della Boswellia
L'uso di boswellia non presenta particolari effetti collaterali; raramente può provocare allergie e disturbi gastrointestinali di lieve entità.
Controindicazioni
L'utilizzo di boswellia è controindicato in gravidanza e prevede cautela in caso di persone asmatiche che assumono terapie per l'inibizione dei leucotrieni.
Descrizione della pianta
La boswellia è un albero che cresce fino a 4-6 metri di altezza, sviluppando una chioma ampia e un grosso tronco molto ramificato, con corteccia color cenere, che si sfalda in sottili scaglie di aspetto cartaceo.
Le grandi foglie sono composte ecaduche, in quanto la pianta va a riposo nel periodo più caldo e arido, perdendo le foglie e sospendendo le funzioni vitali, per cui si dice che va in "estivazione".
I piccoli fiori profumati color bianco-crema sono riuniti in infiorescenze a grappolo dette racemi; il frutto è una drupa trìgona contenente tre semi cuoriformi.
La resina si ottiene dall'incisione della corteccia, che provoca come risposta la produzione di questa sostanza da parte dell'albero. A contatto con l'aria, la resina indurisce lentamente formando delle perle, dette "lacrime", che conservano il colore bianco giallastro e la trasparenza tipica delle resine. Ciascuna pianta può produrre fino a un chilogrammo di resina all'anno, e può essere sfruttata per non più di 6-7 anni consecutivi.
Habitat della boswellia
Originario dell'India e del Pakistan, cresce in Africa orientale, lungo le coste del Mar Rosso, in Somalia, Abissinia ed Etiopia, nell'Arabia meridionale, in particolare Oman e Yemen. Questa specie preferisce il terreno asciutto delle colline dai suoli calcarei, ma è molto resistente alla siccità e al gelo e tollera situazioni estreme. Cresce anche sulle pendici rocciose, sospesa sui burroni, e la si può trovare fino a 1200 metri di altitudine.
solfato di glucosamina - solfato di coindroitina
Glucosamina e condroitina solfato: cosa sono?
Condroitina solfato e glucosamina
sono due sostanze naturalmente presenti nei tessuti connettivi
dell'organismo umano, ad esempio in quelli che rivestono le estremità delle ossa
(soprattutto cartilagini).
Glucosamina e condroitina sono quindi due componenti naturali della cartilagine
articolare; considerando tale ruolo biologico, si ipotizza che,
introducendone quantità sufficienti con la dieta, possano aiutare questo
tessuto a trattenere acqua, proteggendolo dal logorio meccanico e dall'usura (artrosi)
dovuti all'età.
Dove si trovano glucosamina e condroitina solfato?
La glucosamina viene estratta dai
tessuti che strutturano il carapace dei crostacei;
ad esempio: granchi, aragoste
e gusci dei gamberi.
Al contrario, la condroitina solfato si trova nella cartilagine animale (ad
esempio quella della trachea)
o nella cartilagine di squali e razze (Classe Chondrichthyes).
Singolarmente o associate, queste due molecole vengono comunemente assunte nel
ruolo di integratori
alimentari per la cartilagine.
Indicazioni
Quando usare glucosamina e condroitina solfato?
Gli integratori
a base di condroitina solfato e glucosamina sono indicati per migliorare la
salute della cartilagine, quella sorta di tessuto elastico, ma molto
resistente, che ricopre le estremità delle ossa che partecipano all'articolazione,
proteggendole da traumi e
usura.
Le applicazioni più frequenti interessano:
- Osteoartrite
- Assottigliamento cartilagineo in ambito sportivo
- Infortuni e traumi che necessitano una riparazione della cartilagine
- Osteoartrosi
- Prevenzione dell'artrosi
Proprietà ed
Efficacia
Quali benefici hanno dimostrato glucosamina e condroitina solfato nel corso degli studi?
Secondo alcuni studi, l'assunzione
regolare di questi integratori potrebbe addirittura stimolare la cartilagine
danneggiata ad autoripararsi.
Altri studi, invece, non hanno dimostrato alcun beneficio apprezzabile.
Diverse persone sostengono di aver ricevuto benefici importanti in termini di
riduzione del dolore, ma
rimangono ancora dubbi su quale sia la reale utilità degli integratori a base
di condroitina solfato e glucosamina.
Glucosamina solfato
La glucosamina solfato potrebbe
migliorare la sintesi e la riparazione della cartilagine.
Alcuni test di laboratorio dimostrano che la glucosamina solfato può aiutare a
proteggere la cartilagine articolare, limitandone la rottura e contribuendo a
produrre altra cartilagine.
La glucosamina cloridrato, un'altra forma di glucosamina, è
considerata altrettanto efficace, ma viene assorbita più facilmente e può
essere assunta a dosaggi più bassi.
Condroitina solfato
La condroitina solfato fa parte di una proteina che dona elasticità alla cartilagine; inoltre si pensa che possa:
- Esercitare un effetto antinfiammatorio sulle articolazioni
- Contribuire a ridurre il gonfiore delle articolazioni
- Contribuire a ridurre il dolore delle articolazioni
- Aiutare a rallentare la rottura della cartilagine
- Contribuire a ristabilire la crescita della cartilagine per meglio ammortizzare le giunture.
collagene idrolizzato
Che cos'è
Il collagene idrolizzato si ottiene sottoponendo il collagene nativo di tipo I a processi di idrolisi termica, acida, alcalina e/o enzimatica, con lo scopo di ridurlo in frammenti proteici di minore peso molecolare.
Scomporre il collagene nativo in un certo numero di catene peptidiche, più o meno lunghe, ha lo scopo di esaltarne o abbatterne il potere gelificante, favorirne la digestione e l'assorbimento alimentare, e di consentire - in caso di applicazione topica (cosmetici) - l'assorbimento cutaneo delle catene peptidiche che lo compongono.
Usi del Collagene Idrolizzato
Il grosso interesse nei confronti del collagene idrolizzato è dettato dal ruolo che la proteina ricopre all'interno dell'organismo; il collagene è infatti l'elemento strutturale primario di ossa, cartilagini, tendini, legamenti e pelle. Il collagene idrolizzato viene quindi utilizzato per promuovere la salute delle articolazioni, ad esempio per favorire il recupero da un trauma o prevenire fenomeni artrosici ed osteoporotici. In campo medico, inoltre, il collagene è stato proposto per favorire il recupero dalle ustioni.
Gli usi del collagene idrolizzato, però, non finiscono qui. Esso, infatti, viene utilizzato anche come trattamento anti-aging a livello cutaneo.
Le concentrazioni di collagene nella pelle tendono a ridursi con l'invecchiamento, sottraendo alla cute turgore e compattezza. Considerata la difficoltà dei grossi frammenti proteici di attraversare l'epidermide, in genere si preferisce inserire il collagene nella formulazione di integratori specifici piuttosto che in cosmetici di dubbia utilità; in questi ultimi, in genere, si utilizzano collageni fortemente idrolizzati o piccoli peptidi precursori come il Palmitoyl Pentapeptide-4. Altre volte, in ambito ambulatoriale, si utilizzano sostanze in grado di stimolarne la sintesi, come accade per l'acido retinoico.
La glicina
La glicina (abbreviato Gly o G, formula bruta NH2CH2COOH) è il più piccolo dei 20 aminoacidi ordinari (quello col minor peso molecolare tra gli amminoacidi più presenti nelle proteine).
In effetti, la struttura chimica
della glicina è pressoché “ridotta all'osso”, dato che la sua catena laterale
(radicale che differenzia tutti gli amminoacidi)
è costituita da un singolo idrogeno (H). Questa caratteristica le conferisce
diverse proprietà; prima fra tutte, la capacità di ambientazione a pH sia acido
che basico. Si tratta anche dell'unico amminoacido proteino-genico achirale,
ovvero sovrapponibile alla propria immagine speculare.
La glicina cristallizzata è solida, incolore e dal sapore dolciastro.
Glicina negli Alimenti
La glicina è un elemento proteico
quasi ubiquitario, anche se in percentuali non molto elevate; facendo parte del
collagene, presente nei tessuti
connettivi e negli epiteli,
la maggior parte degli alimenti carnei dovrebbero contenerne una buona
quantità. Inoltre, il contenuto di glicina pare significativo anche in vari
prodotti di origine vegetale.
Secondo le tabelle nutrizionali consultate, i 5 alimenti più ricchi di glicina
sono: pesce
coregone (4,4g/100g), proteine della soia, alga
spirulina, baccalà
e albume in polvere.
La soia (Glycine max) è uno degli alimenti a maggior contenuto di Glicina
Non trattandosi di cibi ordinari, citiamo anche gli alimenti più ricchi di glicina tra quelli più consumati: pancetta di maiale, mortadella, punta di petto, seppie cotte, pollo cotto, fesa di vitello, polpo cotto e semi di zucca (questi ultimi 1,8g/100g).
Glicina Additivo Alimentare
La glicina è anche un additivo
alimentare per gli alimenti destinati alla nutrizione umana ed
animale.
In particolare, la glicina e il suo sale sodico vengono sfruttati come esaltatori
di sapidità (E640) e dolcificanti,
oppure come migliorativi dell'assorbimento farmacologico.
Molti integratori
alimentari e bevande proteiche contengono glicina aggiunta.
Glicina e
Invecchiamento
Il trattamento ad uso topico con
glicina può contribuire ad invertire i difetti associati all'invecchiamento dei
fibroblasti
umani (cellule deputate alla produzione di collagene).
Recentemente è stato scoperto che i due geni CGAT e SHMT2 regolano l'attività
mitocondriale e ne influenzano il deterioramento.
In uno studio svolto in vitro per 10 giorni, l'aggiunta di glicina ai
fibroblasti (ricavati da cellule appartenenti ad un essere umano di 97 anni) ha
determinato il ripristino della funzione mitocondriale
e dei fibroblasti stessi.
In pratica, modificando la regolazione di questi geni mediante la
somministrazione di glicina, i ricercatori sono stati in grado di ripristinare
la funzione mitocondriale dei fibroblasti, a tutto vantaggio della sintesi di
collagene.
Applicazioni
Mediche della Glicina
Un articolo del 2014 ha osservato
che la glicina può migliorare la qualità del sonno.
Il riferimento è stato fatto ad uno studio in cui, in vivo e negli esseri umani,
la somministrazione di 3g di glicina prima di coricarsi ha indotto un
miglioramento del riposo.
La glicina è stata anche testata con successo nel supplemento coadiuvante al
trattamento per la schizofrenia.
Glicina:
Cosmetici e Altri Usi
La glicina è utilizzata come
elemento tampone in alcuni prodotti come: antiacidi, analgesici,
anti traspiranti (deodoranti per le ascelle), cosmetici ed articoli da bagno. Per maggiori
informazioni, consultare l'articolo: Glicina nei Cosmetici.
L'utilizzo della glicina si estende anche ad altri ambiti, come quello della
gomma piuma, dei fertilizzanti e dei complessanti metallici.
Glicina,
Farmaci e Uso Tecnico
La glicina è venduta in due
tipologie e per due scopi: “farmacologico” e “tecnico”.
La maggior parte della glicina è prodotta come materiale farmacologico e, per
avere un'idea del mercato complessivo, basti pensare che le sue vendite
rappresentano circa l'80-85% del commercio totale (valore riferito al mercato
statunitense).
La glicina farmaceutica viene prodotta per molte applicazioni; quella che
richiede il massimo livello di purezza è destinata alle iniezioni endovenose.
Al contrario, la glicina di uso tecnico non deve soddisfare alcun requisito di
purezza. Viene venduta soprattutto per l'utilizzo nelle applicazioni
industriali; ad esempio, come agente complessante nella finitura del metallo.
Il prezzo di quella ad uso tecnico è sempre inferiore a quello della glicina
farmaceutica.
Funzioni
della Glicina nell'Organismo
La funzione principale della
glicina è quella plastica nella sintesi proteica,
in particolare nell'associazione elicoidale all'idrossiprolina
per formare il collagene. Questo amminoacido è anche un elemento intrinseco di
numerosi prodotti naturali.
La glicina rappresenta un intermedio biosintetico delle porfirine.
Inoltre, fornisce la sub unità centrale di tutte le purine.
La glicina è un neurotrasmettitore
inibitorio del sistema
nervoso centrale (SNC),
in particolare del midollo
spinale e del tronco
cerebrale (oltre che della retina).
Quando i recettori ionotropici della glicina sono attivati, si verifica un
potenziale post sinaptico inibitorio.
La stricnina
e la bicucullina sono antagonisti dei recettori della
glicina; il primo dei due è un alcaloide
tossico, ovvero un veleno.
D'altro canto, la glicina è pure un co-agonista del glutammato per i recettori
NMDA, pertanto svolge anche un ruolo eccitatorio.
La LD50
(dose letale media) della glicina è 7.930 mg/kg nel ratto (per via
orale) e, di solito, causa la morte per ipereccitabilità.
Metabolismo della
Glicina
Sintesi: la glicina non è un amminoacido essenziale e oltre a trovarlo nella dieta, l'organismo è in grado di sintetizzarlo dalla serina (a sua volta prodotta dal 3-fosfoglicerato).
- Nella maggior parte degli organismi animali, questa trasformazione è mediata dall'enzima catalasi serina idrossimetiltrasferasi, attraverso il cofattore piridossal fosfato.
- Nel fegato dei vertebrati, la sintesi della glicina è catalizzata dall'enzima glicina deidrogenasi (una sintasi chiamata anche enzima del clivaggio enzimatico) e la conversione risulta facilmente reversibile.
- Nella maggior parte delle proteine sono presenti solo piccole quantità di glicina, ad eccezione del collagene, che contiene addirittura il 35% di questo amminoacido.
Degradazione: la glicina può essere degradata attraverso tre percorsi.
- Quello predominante negli umani implica l'intervento dell'enzima glicina decarbossilasi.
- Nel secondo percorso, la glicina viene degradata in due fasi; la prima è l'esatto contrario della sintesi, con l'intervento della serina idrossimetiltransferasi, mentre la seconda prevede la conversione in piruvato per mezzo della serina deidratasi.
- Nel terzo percorso di degradazione della glicina, questa viene convertita in gliossilato dalla D amminoacido ossidasi, successivamente ossidato dalla lattato deidrogenasi epatica in ossalato.
L'emivita della glicina e la sua eliminazione dal corpo variano significativamente in base alla concentrazione; dovrebbe essere compresa tra 0,5 e 4,0 ore.
Prolina
L-PROLINA
La prolina è un amminoacido apolare. La sua molecola è
chirale.
L'enantiomero L è classificato tra i 20 amminoacidi ordinari in quanto la prolina
entra nella composizione di molte catene polipeptidiche.
Tra essi, è l'unica ad avere il gruppo amminico secondario, dato che il suo
gruppo laterale si chiude sull'atomo di azoto formando una struttura ciclica.
Per questo motivo, chimicamente, la prolina è in realtà un imminoacido, non un
amminoacido.
Negli esseri umani è un amminoacido non essenziale, cioè, l'organismo umano è
in grado di sintetizzarlo.
Nelle proteine, data la sua struttura unica, impedisce alla catena
polipeptidica di formare delle eliche α e funge da punto di svolta nei
foglietti β.
Più proline in sequenza si conformano a loro volta in una tipica struttura ad
elica.
Formando un legame peptidico con un altro amminoacido, la prolina forma
un'ammide terziaria, non ha quindi atomi di idrogeno per formare legami a
idrogeno con le restanti parti del polipeptide.
Essendo l'unico amminoacido il cui gruppo amminico è secondario, non sviluppa
per reazione con la ninidrina il colore viola tipico degli altri amminoacidi,
ma presenta una colorazione gialla.
La prolina è associata con la produzione del collagene che promuove la pelle, i
giunti, i tendini ed il muscolo cardiaco. Il metabolismo della prolina è
collegato agli enzimi che richiedono la niacina e la vitamina C.
Amminoacido esclusivamente integrato nel collagene (costituente primario del collagene). La richiesta potrebbe essere superiore agli apporti ed alle possibilità di produzione endogena in caso di fabbisogni accresciuti per cicatrizzazioni estese, riparazioni di fratture ed osteoporosi.
Utile per la salute delle cartilagini, delle ossa e dei tessuti connettivi. E’ l'aminoacido più importante per le articolazioni e i tendini.
Aumenta la produzione del collagene, proteina fibrosa primaria presente in ossa, cartilagini e tessuto connettivo.
La metabolizzazione della Prolina è mediata da enzimi che richiedono la presenza di Niacina e Vitamina C.
La prolina è un componente importante nella formazione del muscolo del cuore e
del tessuto connettivo.
È mobilitata prontamente l'energia muscolare. La prolina è un costituente
importante del collagene.
Inoltre aiuta alla riformazione di tessuto muscolare. Partecipa all'adeguato
funzionamento del muscolo cardiaco. Apporta immediata disponibilità di energia
per il fegato e per i muscoli. Gli alimenti ricchi di questo aminoacido sono:
biscotti per l’infanzia, frumento, fette biscottate, pane, pasta, semola,
lenticchie, asparagi, funghi, spinaci, arachidi, nocciole, coniglio, e
formaggi.
l'Acido Ialuronico
Che cos'è l'Acido Ialuronico e aspetti generali
L'acido ialuronico è una sostanza naturalmente prodotta dal nostro organismo con lo scopo di idratare e proteggere i tessuti.
Acido Ialuronico - Struttura Chimica
Presente anche in molti animali ed in alcuni tipi di batteri l'acido ialuronico rappresenta uno dei principali componenti del tessuto connettivo, in particolare della sua sostanza amorfa (o sostanza fondamentale, un gel compatto nel quale sono immerse le fibre di collagene ed elastina).
Scoperto nell'umor vitreo dell'occhio ed utilizzato sin dagli anni '70, fino a pochi anni fa questo mucopolisaccaride veniva estratto esclusivamente da animali ed in particolare dalla cresta di gallo. Oggi, all'acido ialuronico di origine aviaria si affianca quello estratto da particolari batteri. Le moderne tecniche di produzione consentono, infatti, la sintesi di diversi tipi di acido ialuronico con caratteristiche e campi di applicazione differenti.
Struttura Chimica
Dal punto di vista chimico l'acido ialuronico viene classificato come un glicosaminoglicano. La molecola è infatti formata dal ripetersi di lunghe sequenze di due zuccheri semplici, l'acido glicuronico e la N-acetilglucosamina. Queste sostanze sono entrambe cariche negativamente e quando si uniscono tra loro la forte repulsione dà origine ad una molecola lineare, flessibile ed estremamente polare. La grande solubilità in ambiente acquoso è importante per garantire l'idratazione dei tessuti proteggendoli al tempo stesso da tensioni e sollecitazioni eccessive. Allo stesso tempo l'elevata affinità con altre molecole di acido ialuronico e con gli altri componenti della matrice extracellulare consente la formazione di una fitta ed intricata rete ad elevato peso molecolare.
L'acido ialuronico è un componente fondamentale del derma. Grazie alle sue proprietà esso conferisce alla pelle le classiche caratteristiche di elasticità e morbidezza. La sua concentrazione all'interno del tessuto connettivo cutaneo tende tuttavia a diminuire con l'avanzare dell'età. Se da un lato questo costante e considerevole decremento è tra i principali responsabili dell'invecchiamento cutaneo, dall'altro l'iniezione di acido ialuronico consente di riattivare le pelli mature stimolando la funzionalità cellulare e donando alla pelle la compattezza e la lucidità perduta. Per tutti questi motivi tale sostanza viene utilizzata con successo in campo dermatologico-estetico ormai da diversi anni.
Filler Viso all'Acido Ialuronico
In particolare il trattamento a base di collagene ed acido ialuronico costituisce la base dei cosiddetti filler, trattamenti utilizzati per colmare e spianare le rughe del viso.
Il preparato viene iniettato dal medico con un piccolissimo ago appena al di sotto delle rughe da trattare. L'effetto riempitivo è variabile e dipende dal tipo di pelle e dalla qualità e quantità di acido ialuronico utilizzato.
Durata del Filler Viso all'Acido Ialuronico
Il risultato estetico non è permanente, a causa del progressivo riassorbimento della sostanza che rende necessaria la ripetizione periodica dell'intervento, circa ogni 2-12 mesi, a seconda dei casi.
Filler Labbra all'Acido Ialuronico
L'utilizzo di acido ialuronico trova applicazione anche nella correzione di altri difetti estetici. Viene infatti utilizzato molto spesso per colmare piccole cicatrici o per conferire pienezza e turgore a labbra sottili. In quest'ultimo caso si utilizza un preparato con una concentrazione di acido ialuronico più elevata, per ottenere un maggiore effetto volumizzante.
Filler Labbra all'Acido Ialuronico
Cosmetici Antirughe a base di Acido Ialuronico
Il successo di questo prodotto ha contribuito alla sua diffusione anche all'interno di numerosi cosmetici destinati all'uso privato. Si tratta tuttavia di prodotti con effetti piuttosto blandi se paragonati all'iniezione sottocutanea di acido ialuronico che non a caso è molto più costosa (200-600 euro a seduta).
L'acido ialuronico è un componente fondamentale del liquido sinoviale. Tale liquido è posto all'interno delle articolazioni con lo scopo di proteggere la cartilagine dall'usura e da carichi eccessivi. Il liquido sinoviale, oltre ad ammortizzare i movimenti assicura il nutrimento alla cartilagine, accelerandone i processi riparativi.
L'invecchiamento articolare, così come quello cutaneo, si associa ad un decremento nella produzione di liquido sinoviale.
Possiamo paragonare l'azione dell'acido ialuronico a quella dell'olio motore di un'automobile. Con il passare del tempo, il calore e l'attrito diminuiscono la viscosità dell'olio, rendendolo meno efficace nel proteggere le parti meccaniche. L'acido ialuronico si comporta allo stesso modo all'interno delle articolazioni. Una diminuzione eccessiva di tale sostanza, legata ad eventi traumatici o all'avanzare dell'età, aumenta infatti gli attriti tra le superfici articolari.
L'acido ialuronico è particolarmente efficace nella cura e nella prevenzione dell'artrosi, una patologia degenerativa che coinvolge la cartilagine. Infiltrazioni intra-articolari di tale sostanza possono, infatti, ridurre il dolore accelerando al tempo stesso i processi riparativi. Particolarmente diffuse sono, ad esempio, le infiltrazioni di acido ialuronico al ginocchio. La terapia a base di acido ialuronico si è dimostrata efficace soprattutto nelle lesioni di media e modesta entità.
Anche in questo campo, come in quello estetico, la sua azione non è definitiva e ciò rende necessaria la ripetizione della cura ogni 6-12 mesi.
MSM metilsulfonilmetano
Il metilsulfonilmetano o più semplicemente MSM è un organosolfuro, un composto organico contenente zolfo, identificato dalla formula bruta (CH3)2SO2.
Rappresenta la forma ossidata del dimetilsulfossido (DMSO), anch'esso utilizzato come supplemento di zolfo per i suoi effetti putativi nel trattamento conservativo dell'artrosi (una volta ingerito, il DMSO viene convertito in MSM).
L'MSM è naturalmente presente in varie alimenti di origine vegetale e nella pianta Equisetum.
Fonti alimentari di zolfo sono gli alimenti proteici, specie se
ricchi di amminoacidi solforati,
la cipolla, l'aglio,
i semi, le noci,
le verdure della
famiglia Crucifere (Brassicaceae), il tuorlo d'uovo e le cosiddette
acque solforate. Il necessario apporto di zolfo è garantito da un adeguato
apporto di proteine.
Per le sue proprietà chimiche e per alcune potenzialità biologiche, l'MSM viene
oggi utilizzato nella comune pratica integrativa.
Indicazioni
Perché si usa l'MSM? A cosa serve?
Le proprietà nutraceutiche del metilsulfonilmetano derivano dal suo
contenuto in zolfo in forma biodisponibile, grazie alla presenza di una
componente organica che ne facilita l'assorbimento.
Pertanto, conoscendo le funzioni dello zolfo all'interno dell'organismo umano,
e valutandone le possibili condizioni di carenza, è possibile analizzare
criticamente l'utilità di una specifica integrazione di MSM.
Lo zolfo è un componente essenziale delle cellule
viventi e rappresenta il settimo od ottavo elemento più abbondante
nell'organismo umano in termini di peso,
paragonabile in tal senso al potassio
e leggermente più abbondante rispetto a sodio
e cloro.
In un organismo adulto di 70 Kg troviamo circa 140 grammi di zolfo, concentrati
soprattutto:
- nelle proteine muscolari, in particolare negli amminoacidi solforati (cisteina, cistina, metionina, taurina, omocisteina)
- in alcuni coenzimi (ad es. glutatione, acido alfa lipoico, coenzima A)
- in alcuni ormoni (ad es. insulina)
- in alcuni lipidi complessi (glicofosfolipidi del tessuto nervoso)
- in alcune vitamine (tiamina e biotina)
- in alcuni polisaccaridi (è presente nei glicosaminoglicani, come la condroitina solfato della cartilagine articolare).
I legami disulfidici (S-S) sono estremamente importanti nelle strutture proteiche, a cui conferiscono tenacità e rigidità. Non a caso, gli amminoacidi solforati e lo zolfo sono un ingrediente tipico degli integratori per la crescita dei capelli. Anche la pecora aumenta la produzione di lana quando la sua dieta viene arricchita di amminoacidi solforati.
Per questi motivi l'MSM trova spazio per:
- le proprietà antinfiammatorie
- le proprietà condroprotettici: grazie allo stimolo sulla sintesi della cartilagine articolare si ritiene che l'integrazione di metilsulfonilmetano possa contribuire a ridurre il dolore e l'infiammazione articolare, aumentando la mobilità dell'articolazione artrosica ed inibendo ulteriori danni cartilaginei
- aumentare il trofismo di pelle e capelli
- favorire la cicatrizzazione delle ferite
- normalizzare le funzioni gastro-intestinali
Negli ultimi anni l'MSM sembrerebbe espletare anche un attività anticancro, tuttavia non ancora confermata da studi clinici.
Proprietà ed Efficacia
Quali benefici ha dimostrato l'MSM nel corso degli studi?
Gli studi attualmente pubblicati sull'MSM si riferiscono per lo più a
modelli in vitro o a piccole cavie da laboratorio.
Dai pochi trial clinici, peraltro non unanimi, l'MSM sembrerebbe utile nel:
- Proteggere il muscolo dall'azione lesiva dei radicali liberi dell'ossigeno durante sessioni allenanti particolarmente intense;
- Ridurre il dolore articolare in corso di gonartrosi;
- Migliorare la mobilità articolare in corso di osteoartrite del ginocchio;
- Ritardare le complicanze articolari in corso di patologie infiammatorie.
Tra tutte queste proprietà quella più studiata vede il Metilsulfonilmetano come ingrediente condroprotettore sinergico alla glucosamina ed alla condroitina solfato. A tal proposito, si ritiene che - oltre al possibile stimolo sulla sintesi della cartilagine articolare - il Metilsulfonilmetano possa agire contribuendo a stabilizzare le membrane cellulari, a rallentare o fermare la perdita di cellule danneggiate ed a neutralizzare i radicali liberi che innescano l'infiammazione.
Consultando una metanalisi ed una review sui pochi studi disponibili in letteratura (1,2), e analizzando un più recente studio (3), è possibile affermare che il metilsulfonilmetano appare utile nel trattamento dell'artrosi; tuttavia i benefici appaiono modesti ed ulteriori studi su ampia scala e per lunghi periodi sono necessari per stabilire se il composto abbia effettivamente un'utilità clinica, se sia del tutto sicuro e a quale dose ottimale debba essere assunto.
Dosi e Modo d'uso
Come usare l'MSM
Sebbene non esista uno schema terapeutico standard, nel trattamento e nella prevenzione dell'artrosi l'MSM viene assunto a dosi di 1-3 grammi al giorno, eventualmente suddivisi in 2-3 assunzioni giornaliere in concomitanza ai pasti, mai prima di coricarsi, per almeno tre mesi.
Effetti Collaterali
Seppur raramente ai dosaggi consigliati, l'uso di MSM potrebbe determinare l'insorgenza di nausea, diarrea ed emicrania.
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