Indice
- 1 I primordi
- 2 Storia antica
- 3 Storia orientale
- 4 Ippocrate
- 5 Storia greco-romana
- 6 Medicina precolombiana
- 7 Storia medioevale
- 8 Medicina rinascimentale
- 9 Medicina del XVII secolo
- 10 Il Settecento
- 11 L'Ottocento
- 12 Il novecento
- 13 Cronologia
- 14 Note
- 15 Bibliografia
- 16 Voci correlate
- 17 Altri progetti
I primordi
L'atto terapeutico delle origini era essenzialmente autoreferenziale: il soggetto ferito o malato ricercava il rimedio allontanandosi dal gruppo o essendo abbandonato da esso (questo comportamento ha una testimonianza antico testamentaria; nella Bibbia si prescrive l'estromissione dalla tribù in presenza di alcune malattie ed è inoltre confermato dai moderni studi antropologici sui gruppi primitivo-moderni).Tuttavia con lo stabilizzarsi dei gruppi e sviluppando maggior predominio del territorio, sorse una progressiva divisione dei ruoli: le femmine, oltre ad occuparsi dei piccoli, si diedero alla raccolta di vegetali, mentre i maschi si dedicarono alla caccia. Lo sviluppo della complessità del sistema comunitario contemplò come sua parte integrante la definizione dei ruoli, delle gerarchie corrispondenti e delle figure preposte al loro mantenimento, ossia una configurazione della dinamica sociale in cui ad ogni individuo era assicurata la sopravvivenza in funzione di un ruolo. In questo quadro, individui con appropriate caratteristiche si assunsero il compito di provvedere al mantenimento del tenore sanitario della comunità. Essa si sviluppò secondo due criteri ormai ben riconosciuti: la costante intellettuale e la ricerca istintiva del farmaco.
Questo esercizio primordiale, di attività finalizzate alla sanificazione del corpo attinto da malattia o da lesione, si ritrova in tutte le civiltà; spesso, nelle forme primigenie, si nota una commistione, una confusione, o comunque sempre almeno una vicinanza, fra le attività medicali e quelle religiose.
In effetti nella Grecia, in Egitto, in Mesopotamia, tra gli ebrei, si sviluppa una medicina sapienziale, esorcistica, esercitata da sacerdoti, in cui la terapia è la penitenza, l'eziologia della malattia è divina. Accanto a questa medicina sapienziale, in tutti gli ambiti si sviluppò anche una medicina artigianale, di artigiani della guarigione, di manipolatori di farmaci, di operatori manuali.
Storia antica
I primi riferimenti della medicina egizia appartengono alla prima epoca monarchica (2700 a. C.). Essa aveva una concezione magica della infermità, esistevano svariate conoscenze e pratiche ma le pratiche mediche erano accompagnate da specifiche formule apotropaiche.Più o meno contemporanea è la medicina mesopotamica, la cui principale testimonianza scritta è il Codice di Hammurabi (circa 1772 a.C.). Esso riportava, in tredici articoli, le responsabilità del medico nell'esercizio della sua professione, come pure i castighi previsti.
Anche qui primeggia una concezione soprannaturale della malattia: si tratta di un castigo divino a seguito della rottura di un tabù.
Storia orientale
La medicina tradizionale cinese emerge come un modo fondamentalmente taoista di intendere la medicina ed il corpo umano, che si sostiene su un equilibrio instabile frutto di due forze primordiali il Yin (la terra, il freddo, il femminile) e lo Yang (il calore, il caldo, il maschile), capace di modificare i cinque elementi di cui è composto l'universo: acqua, terra, fuoco, legno e metallo. Questa concezione cosmologica determina un modello di malattia basato sulla rottura dell'equilibrio; il trattamento della stessa consiste nel recupero di questo equilibrio fondamentale.
Una delle prime vestigia di questa medicina consiste nel Nei Jing, che è un compendio di scritti medici datati intorno all'anno 2600 a.C. e che rappresenterà uno dei pilastri della medicina tradizionale cinese nei 4 millenni successivi. Una delle prime e più importanti revisioni è attribuita all'Imperatore Giallo Huang Di. In questo compendio si trovano alcuni concetti medici interessanti per l'epoca, specialmente in campo chirurgico.
Ma la riluttanza a studiare cadaveri umani sembra aver sminuito
l'efficacia dei suoi metodi. La medicina cinese sviluppò una disciplina a
cavallo tra la medicina e chirurgia chiamata agopuntura.
Secondo questa disciplina, l'applicazione di aghi su alcuni dei 365
punti di inserzione (fino ai 600, secondo le scuole), restituiva
l'equilibrio perso tra lo Yin e lo Yang.
Diversi storici della medicina[1]
si sono chiesti perché la medicina cinese restò ancorata a questa
visione cosmologica, senza raggiungere il livello di "scienza tecnica",
nonostante la sua lunga tradizione e il suo corpo di conoscenze, al
contrario modello classico greco-romano. La ragione, secondo questi
autori, sarebbe nello sviluppo del concetto di logos, da parte della cultura greca, come una spiegazione naturale slegata dal modello cosmologico (Mythos).
Con l'arrivo della dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.), e con l'apogeo del “taoismo”,
(dal II secolo a.C. fino al VII secolo d.C.), si iniziano ad
enfatizzare i rimedi naturali, vegetali e minerali, i veleni, la
dietetica, così come le tecniche respiratorie e l'esercizio fisico. Da
questa dinastia, fino alla dinastia Sui, (secolo VI) si misero in luce i seguenti studiosi:
- Chun Yuyi: Dalle sue osservazioni sappiamo che sapevano già diagnosticare e trattare infermità come la cirrosi, l'ernia, e l'emottisi.
- Zhang Zhongjing: Fu il primo a differenziare la sintomatologia dalla terapia
- Hua Tuo: Un grande chirurgo multidisciplinare, al quale furono attribuite le tecniche di narcosi (Ma Jue Fa), le tecniche di laparotomia (Kai Fu Shu), così come la sutura. Studiò pure la ostetricia, la idroterapia e gli esercizi di ginnastica (WuQinXi).
- Huang Fumi: Autore dello Zhen Jiu Yi Jing, un classico dell'agopuntura.
- Wang Shu He: Autore del Mai Jing, un classico sul tema del polso.
- Ge Hong: alchimista, taoista e fitoterapeuta che sviluppò il metodo per la longevità basato su esercizi espiratori, dietetici e farmacologici.
- Tao Hongjing: esperto in rimedi farmacologici.
Durante la dinastia Song (960-1270) apparvero studiosi multidisciplinari come Chen Kua, pediatri come Qian Yi, specialisti di medicina legale come Song Ci, o agopuntori come Wang Wei Yi. Poco dopo, prima dell'arrivo della dinastia Ming, la menzione spetta a Hu Zheng Qi Huei (specialista in dietetica), e Hua Shuou (o Bowen, autore di una rilevante revisione del classico Nan Jing).
Durante la dinastia Ming (1368-1644) iniziano le influenze da fuori, medici cinesi esplorano nuovi territori e medici occidentali portano le loro conoscenze alla Cina. Una delle più grandi opere mediche dell'epoca fu il “Gran trattato di Medicina” di Li Shizhen. Si distinse in questo periodo come agopuntore Yang Jizou.
A partire dal secolo XVII e XVIII le influenze reciproche con l'occidente, ed il suo avanzamento tecnologico, e con le differenti filosofie imperanti (per esempio il comunismo) finiscono per conformare la attuale medicina cinese.
Ippocrate
All'interno del clima culturale “razionalistico” occidentale del V secolo a.C. si collocò anche la nascita della prima forma di scienza medica: con Ippocrate di Coo la medicina greca antica uscì dalla fase pre-scientifica, legata a pratiche e credenze magiche e religiose, e si organizzò intorno ad una metodologia decisamente razionale, rigorosa ed empirica.
La medicina ippocratea in primo luogo prese le distanze dalla
tradizione religiosa, ossia dalla tendenza ad attribuire le cause di
alcune malattie ad una origine divina (come nel caso dell'epilessia):
tutte le malattie avevano invece una causa “naturale”. In particolare
Ippocrate, riprendendo un'idea che risaliva al pitagorico Alcmeone,
sostenne che la malattia insorgesse quando nell'organismo si verificava
una rottura dell'equilibrio esistente tra i quattro umori fondamentali
(sangue, flegma, bile gialla e bile nera). Inoltre, sempre rifacendosi
ad Alcmeone, sostenne che il centro delle sensazioni, delle emozioni e
dei sentimenti (oltre che del pensiero) fosse il cervello e non il
cuore, come si credeva all'epoca.
Un secondo, fondamentale, aspetto dell'impostazione di Ippocrate
fu quello di separare sempre più la pratica e le teorie mediche dalla
riflessione filosofica, entro cui esse erano prima incluse. Le
conoscenze mediche divennero sempre più specialistiche e precise e non
ebbero più nulla a che vedere con le teorie filosofiche astratte e
generali (la commistione tra filosofia e medicina caratterizzava invece
la scuola medica che derivava da Empedocle).
Infine occorre sottolineare l'importanza e l'originalità della
metodologia seguita da Ippocrate: in primo luogo l'importanza e la
centralità dell'esperienza, dell'osservazione attenta e sistematica dei sintomi. Dall'analisi dei sintomi
il medico doveva poi risalire alle cause interne della patologia,
costruendo un quadro teorico complessivo e coerente, da cui discendeva
poi la scelta della terapia.
Nel nuovo, rigoroso, metodo ippocratico, osservazione, teoria e
tecnica (= pratica) non solo erano complementari e interdipendenti ma
erano collocate sul medesimo piano di importanza: la tecnica non era
affatto “inferiore” alla teoria (si pensi all'importanza della
chirurgia).
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