Rivoluzione russa
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La rivoluzione russa è stato un evento sociopolitico, occorso in Russia nel 1917, che portò al rovesciamento dell'Impero russo e alla formazione inizialmente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e, nel 1922, in seguito alla guerra civile russa, dell'Unione Sovietica; fu un tentativo di applicazione delle teorie sociali ed economiche di Karl Marx e Friedrich Engels.
All'inizio del 1917 l'Impero russo, che da tre anni combatteva nella prima guerra mondiale come membro della Triplice intesa, era stremato: le perdite ammontavano a più di sei milioni tra morti, feriti e prigionieri e tranne alcune vittorie sul fronte austriaco, ormai vanificate dagli eventi, la Russia aveva subito una grave serie di sconfitte che avevano comportato la perdita della Polonia, di una parte di Paesi Baltici e dell'Ucraina, portando così il fronte all'interno dei suoi stessi confini, mentre le condizioni del popolo si aggravavano fortemente.
Il regime zarista, chiuso a riccio nella difesa del principio dell'autocrazia, aveva ormai perso del tutto il contatto con la realtà della Russia, al punto che anche molti degli elementi conservatori delle classi tradizionalmente alleate del regime, stavano prendendo coscienza che solo un'uscita di scena dello zar Nicola II avrebbe loro permesso di mantenere il controllo dello Stato. A Pietrogrado scoppiò la rivolta con la rivoluzione di febbraio e il 2 marzo (calendario giuliano) Duma e soviet di operai e soldati si accordarono per la deposizione dello zar, e l'istituzione di un governo provvisorio formato da cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari.
Si formò il governo provvisorio di Georgij Evgen'evič L'vov, che indusse Nicola II ad abdicare. Mentre lo zar e la sua famiglia venivano arrestati, nel Paese si formarono due poteri: quello del governo provvisorio, e quello dei Soviet, formato da delegati eletti compresi i bolscevichi. Contemporaneamente si diffuse in tutto il paese il disfattismo nazionale, segno della crescente stanchezza verso la guerra. Il leader bolscevico Lenin, tornato dall'esilio sostenne la necessità di trasformare la rivoluzione borghese di febbraio in Rivoluzione Proletaria, guidata dai Soviet e che mirava alla instaurazione di una società comunista. Nell'ottobre i bolscevichi occuparono i punti nevralgici della capitale dando vita alla rivoluzione d'ottobre.
La vittoria dei bolscevichi portò al rovesciamento del Governo provvisorio russo e alla nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, governata dal Consiglio dei commissari del popolo. Dal 1917 al 1921 esplose la guerra civile russa che avrebbe visto la vittoria dell'Armata Rossa (bolscevichi) sull'Armata Bianca (contro-rivoluzionari) e ciò portò nel 1922 all'istituzione dell'Unione Sovietica.
| Rivoluzione russa | |||
|---|---|---|---|
| Manifestazione delle Guardie Rosse di fronte al Palazzo d'Inverno, a Pietrogrado (1917) | |||
| Data | Marzo e novembre 1917 (febbraio e ottobre secondo il calendario giuliano) | ||
| Luogo | Impero russo | ||
| Causa | Malcontento popolare a causa della Grande Guerra, dell'assolutismo delle condizioni di vita del proletariato e dei contadini. | ||
| Esito | Vittoria bolscevica, rovesciamento del regime monarchico zarista e nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Dal 1917 al 1922 esploderà la guerra civile russa che vedrà la vittoria dell'Armata Rossa (bolscevichi) sull'Armata Bianca (contro-rivoluzionari). A seguito di ciò, nel 1922 verrà istituita l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche | ||
| Modifiche territoriali | Trattato di Brest-Litovsk, cessione agli Imperi centrali di vasti territori comprendenti la Finlandia, l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia e l'Ucraina per uscire dal conflitto mondiale | ||
| Schieramenti | |||
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| Comandanti | |||
| Voci di rivoluzioni presenti su Wikipedia | |||
All'inizio del 1917 l'Impero russo, che da tre anni combatteva nella prima guerra mondiale come membro della Triplice intesa, era stremato: le perdite ammontavano a più di sei milioni tra morti, feriti e prigionieri e tranne alcune vittorie sul fronte austriaco, ormai vanificate dagli eventi, la Russia aveva subito una grave serie di sconfitte che avevano comportato la perdita della Polonia, di una parte di Paesi Baltici e dell'Ucraina, portando così il fronte all'interno dei suoi stessi confini, mentre le condizioni del popolo si aggravavano fortemente.
Il regime zarista, chiuso a riccio nella difesa del principio dell'autocrazia, aveva ormai perso del tutto il contatto con la realtà della Russia, al punto che anche molti degli elementi conservatori delle classi tradizionalmente alleate del regime, stavano prendendo coscienza che solo un'uscita di scena dello zar Nicola II avrebbe loro permesso di mantenere il controllo dello Stato. A Pietrogrado scoppiò la rivolta con la rivoluzione di febbraio e il 2 marzo (calendario giuliano) Duma e soviet di operai e soldati si accordarono per la deposizione dello zar, e l'istituzione di un governo provvisorio formato da cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari.
Si formò il governo provvisorio di Georgij Evgen'evič L'vov, che indusse Nicola II ad abdicare. Mentre lo zar e la sua famiglia venivano arrestati, nel Paese si formarono due poteri: quello del governo provvisorio, e quello dei Soviet, formato da delegati eletti compresi i bolscevichi. Contemporaneamente si diffuse in tutto il paese il disfattismo nazionale, segno della crescente stanchezza verso la guerra. Il leader bolscevico Lenin, tornato dall'esilio sostenne la necessità di trasformare la rivoluzione borghese di febbraio in Rivoluzione Proletaria, guidata dai Soviet e che mirava alla instaurazione di una società comunista. Nell'ottobre i bolscevichi occuparono i punti nevralgici della capitale dando vita alla rivoluzione d'ottobre.
La vittoria dei bolscevichi portò al rovesciamento del Governo provvisorio russo e alla nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, governata dal Consiglio dei commissari del popolo. Dal 1917 al 1921 esplose la guerra civile russa che avrebbe visto la vittoria dell'Armata Rossa (bolscevichi) sull'Armata Bianca (contro-rivoluzionari) e ciò portò nel 1922 all'istituzione dell'Unione Sovietica.
Indice
- 1 Contesto storico
- 2 La Rivoluzione di febbraio
- 3 Il rientro di Lenin e le tesi d'aprile
- 4 Le giornate di luglio
- 5 La Rivoluzione d'ottobre
- 6 Il consolidamento della rivoluzione
- 7 La pace di Brest Litovsk
- 8 L'inizio della guerra civile
- 9 Approfondimenti sociali
- 10 Cronologia
- 11 Note
- 12 Bibliografia
- 13 Voci correlate
- 14 Altri progetti
- 15 Collegamenti esterni
Contesto storico
La Russia tra i due secoli
Lo zar Alessandro II che abolì la servitù della gleba
La Russia, il paese di enorme estensione che fungeva da cerniera tra Europa e Asia, era dunque lo Stato europeo più arretrato: sebbene gli ingenti investimenti esteri avessero permesso, tra il 1888 e il 1913, il raddoppio della rete ferroviaria e l'aumento di quattro volte di quella telegrafica, nonché un discreto aumento delle esportazioni di cereali, il valore della produzione industriale, pur in forte crescita, restava comunque due volte e mezzo inferiore a quello della Francia, sei volte inferiore a quello della Germania, o quattordici volte in meno rispetto agli Stati Uniti ed il PIL pro capite era pari ad un quarto degli USA ed inferiore anche a quello della Spagna e dell'Austria-Ungheria[1][2].
Oltretutto l'industrializzazione russa restava fortemente legata al capitale estero che possedeva oltre la metà del capitale azionario, non favoriva la creazione di attività economiche locali ed era concentrata in limitate aree urbane ove si erano riversate le masse più povere della popolazione e creando sacche di profondo scontento sociale[3]. La povertà era così diffusa che un deputato alla Duma aveva riferito che nelle campagne la presenza di scarafaggi ed insetti nelle case era considerata simbolo di ricchezza[4].
In quel periodo maturò presso larghi settori della borghesia e degli intellettuali un fenomeno di politicizzazione in relazione alla scoperta delle classi popolari e delle loro durissime condizioni di vita. Da tale orientamento si originò, negli anni settanta dell'Ottocento, il movimento populista, composto da molte correnti di pensiero, alcune orientate verso la prospettiva di un rovesciamento, anche violento, dello zarismo e dell'aristocrazia. Uno di questi gruppi ("Volontà del popolo") organizzò l'assassinio di Alessandro II (1º marzo 1881), che pure a partire dagli anni sessanta dell'Ottocento aveva introdotto alcune caute riforme. I suoi successori (Alessandro III e Nicola II) tentarono di ristabilire il potere autocratico e sostennero una politica di controriforme e repressione politica, denunciata con forza tra gli altri dallo scrittore Lev Tolstoj nel 1902, in una lettera inviata allo stesso Zar.
I populisti riponevano grande fiducia nelle potenzialità del popolo russo, e in particolare del ceto rurale: essi prospettavano una rivoluzione contadina e guardavano quindi alla comunità di villaggio (obščina) come a un'organizzazione sociale ideale, nella speranza di evitare al loro paese i mali del capitalismo che dilaniavano l'occidente. Il Partito Socialista Rivoluzionario russo, fondato nel 1901, si sarebbe ispirato a tale orientamento. Alcuni populisti in esilio (Georgij Valentinovič Plechanov, Pavel Aksel'rod, Vera Zasulic) si avvicinarono invece al marxismo, dando vita nel 1883 a Losanna alla prima organizzazione marxista russa, chiamata "Emancipazione del lavoro". Negli anni successivi nacquero numerosi circoli marxisti: nel 1895 a San Pietroburgo fu fondata l'"Unione di Lotta per l'Emancipazione della Classe Operaia" e nel 1898 a Minsk il "Partito Operaio Socialdemocratico Russo".
Gli aderenti a questo partito, contrariamente ai populisti, auspicavano una rivoluzione mondiale, così come era stato teorizzato da Marx sulla base della contrapposizione, caratteristica del sistema capitalistico, tra borghesia e classe operaia. Diffidenti verso i contadini, i socialdemocratici erano quindi favorevoli a uno sviluppo industriale del paese tale da favorire la formazione di un vasto proletariato e dunque da alimentare la prospettiva di allargamento della lotta di classe, dal quale sarebbe sorto il movimento rivoluzionario.
La Rivoluzione del 1905
Le trasformazioni politico-sociali in corso nel paese non risolsero le tensioni sociali, e manifestazioni operaie e popolari sempre più frequenti indebolivano il regime. In una di queste, seguita a uno sciopero generale cui avevano aderito 250.000 lavoratori, che ebbe luogo la domenica del 9 gennaio 1905, decine di migliaia di persone scesero pacificamente davanti al Palazzo d'Inverno, inneggiando allo Zar. Essi erano convinti che lo Zar, qualora fosse stato a conoscenza delle loro difficili condizioni di vita, avrebbe tentato di migliorarle. Per questo i manifestanti portavano una petizione con oltre 130.000 firme, in cui si chiedeva l'attuazione di riforme economiche e politiche: la riduzione dell'orario di lavoro a otto ore, il salario minimo giornaliero, la convocazione di un'assemblea costituente. Per tutta risposta, i fucili delle truppe imperiali fecero fuoco sulla folla, lasciando sul terreno oltre duemila feriti e centinaia di morti e per questo viene ricordata domenica di sangue. Così scomparve definitivamente anche la fiducia che il popolo russo aveva da sempre riposto nello Zar.
Lo sdegno suscitato da questo episodio moltiplicò nel paese le manifestazioni di protesta. I socialdemocratici, pur divisi in due fazioni (bolscevichi e menscevichi), già dal loro secondo congresso (1903) tentarono di porsi a capo del moto popolare. Consigli di operai (soviet) si formarono a Mosca, San Pietroburgo e in altre città, mentre nelle campagne dilagarono le rivolte contro i proprietari terrieri. Era generale la richiesta di una maggiore rappresentatività del Governo, che rifletteva la nuova spinta alla mobilitazione del popolo. Stavano nascendo infatti nuovi partiti.
Prigionieri russi durante la prima guerra mondiale
La Prima guerra mondiale
Nel 1914 l'Impero Russo scese in guerra a fianco degli Stati dell'Intesa contro gli Imperi centrali. Dopo alcuni confronti iniziali, venne alla luce l'arretratezza del sistema economico e nel 1915 ci fu la Grande ritirata, dove la Russia perse il controllo della Galizia e della Polonia. L'anno successivo i russi ottennero comunque un'importante vittoria nella cosiddetta Offensiva Brusilov, dal nome del generale che la eseguì, contro i tedeschi e gli austro-ungarici, ma ormai il malumore serpeggiava tra le truppe, causa l'ingente numero di perdite subite e di prigionieri catturati, e nel paese, per le crescenti difficoltà economiche a cui dovette far fronte la popolazione.[5]La Rivoluzione di febbraio
Manifestazione
di soldati a Pietrogrado nel febbraio del 1917; l'appoggio
dell'esercito fu fondamentale per il successo della Rivoluzione
Al fronte, infatti, le pesanti sconfitte, la perdita di milioni di uomini ed un sistema precario di rifornimenti avevano sostanzialmente depresso il morale dell'esercito, composto in gran parte da contadini che non desideravano null'altro se non tornare al proprio villaggio[6].
Oltre che per i soldati al fronte, le condizioni di vita erano difficili anche per la popolazione civile, in quanto la mobilitazione di grandi masse di contadini aveva drasticamente ridotto il numero di persone addette ai lavori agricoli e ciò aveva causato un crollo verticale della produzione cerealicola mentre nelle città, anche a causa dello stato disastroso in cui versava il sistema ferroviario, mancavano viveri e combustibile.
Le difficili situazioni economiche erano esacerbate dal collasso del potere esecutivo: con la partenza dello zar, Nicola II, di condurre personalmente le campagne militari dal fronte, il governo, minato all'interno da continue lotte di potere, che avevano portato ad un continuo cambio di ministri, aveva perso ogni compattezza e la capacità di controllare il paese reale; ormai gran parte della gestione dei rifornimenti e della produzione era caduta sostanzialmente nelle mani di cooperative e sindacati[7].
Una prima scintilla fu l'anniversario della domenica di sangue del 1905, quando ancora una volta la polizia sparò sulla folla a San Pietroburgo, uccidendo diversi manifestanti[8]. Nonostante la riapertura della Duma, il 14 febbraio, dal 18 febbraio cominciarono scioperi nelle principali fabbriche della capitale Pietrogrado.
Nei giorni successivi al 23 febbraio venne proclamato uno sciopero generale, mentre le file dei manifestanti erano sempre più folte[9]. Nicola II sciolse la Duma ed ordinò di reprimere queste manifestazioni, opponendosi a qualsiasi concessione ai rivoltosi[10].
Arresto di alcuni poliziotti in abiti civili
A questo punto la situazione era sostanzialmente decisa, e compromessa per l'autocrazia: Nicola II fece un tentativo di concedere riforme, ma il 2 marzo il Comitato ed i Soviet si accordarono per la deposizione dello zar, e l'istituzione di un governo provvisorio, formato da rappresentanti dei cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari, avente il seguente programma di governo: amnistia per i reati politici e religiosi; libertà di parola, di stampa, di associazione, di riunione e di sciopero; eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza limitazioni di condizione, di religione e di nazionalità; abolizione della polizia, sostituita dalla milizia popolare; convocazione di un'Assemblea costituente ed elezioni delle amministrazioni locali per voto universale, diretto, eguale e segreto; permanenza nella capitale delle guarnigioni rivoluzionarie; diritti civili garantiti ai militari compatibilmente con il servizio[12].
La notte successiva, Nicola II abdicò in favore del fratello, il granduca Michail, il quale, constatata l'impopolarità raggiunta dalla famiglia imperiale, rinunciò a salire sul trono, secondo un manifesto del governo provvisorio[13]. L'intera famiglia imperiale venne tratta in arresto, ponendo fine al regno della dinastia Romanov.
Il rientro di Lenin e le tesi d'aprile
I Bolscevichi e la rivoluzione di febbraio
Attacco alla polizia zarista durante i primi giorni della rivoluzione
Il "vagone piombato"
Non appena appreso dei fatti di febbraio Lenin, capo del partito, che da alcuni anni si trovava in Svizzera, decise di tornare in Russia. Sia la Francia che il Regno Unito rifiutarono di concedergli il visto di transito per raggiungere la Svezia e di lì, attraverso la Finlandia, la Russia. Le potenze dell'Intesa sapevano infatti che uno degli obiettivi dei bolscevichi era l'immediata apertura di trattative con la Germania per giungere alla pace mentre era loro interesse che la Russia continuasse ad impegnare sul fronte orientale parte dell'esercito tedesco.Per gli stessi motivi la Germania concesse invece il permesso di transito. Lenin era perfettamente conscio che il tornare in patria attraverso la Germania lo avrebbe esposto all'accusa di essere un agente del nemico ma, insieme a trenta altri esuli russi, decise comunque di tornare con il cosiddetto vagone piombato, ossia su una carrozza ferroviaria che aveva tre porte su quattro sigillate e il divieto di avere qualsiasi contatto con l'esterno.
Il 3 aprile Lenin arrivò alla stazione di Pietrogrado: ad attenderlo vi era una folla enorme a riprova della rilevanza che le tesi dei bolscevichi cominciavano ad avere all'interno del movimento rivoluzionario.
Le tesi di aprile
Lenin arringa il popolo
Il proletariato doveva porre fine al dualismo dei poteri, abbattendo il governo provvisorio, borghese, e trasferendo tutto il potere ai soviet. I contadini dovevano occupare le terre dei grandi latifondisti. La guerra doveva essere immediatamente fermata per giungere ad una pace senza profitti per alcuna delle parti. Nelle stesse tesi Lenin propose anche al partito di cambiare nome, dato che ufficialmente questo era ancora "frazione bolscevica (maggioranza) del Partito Socialdemocratico Russo", assumendo quello di Partito Comunista Russo, in modo da differenziarsi del tutto dalla Seconda Internazionale oramai fallita. Così Lenin costruì pian piano la storia della Rivoluzione Russa.
La situazione politica
Nel frattempo la politica registrava un violento scontro tra il governo provvisorio ed il soviet di Pietrogrado; in una nota il ministro degli Esteri Pavel Miljukov aveva garantito alle altre potenze dell'Intesa che gli obiettivi bellici della Russia sarebbero rimasti immutati: questa riconferma della politica imperialista del passato regime causò una levata di scudi da parte della sinistra, costringendo il governo prima ad una smentita e poi ad un profondo rimpasto. La conseguenza fu che altri dirigenti menscevichi e della destra socialrivoluzionaria, oltre Kerenskij, che divenne ministro della giustizia, entrarono nel gabinetto pur restando sempre in minoranza di sei contro nove nei confronti dei rappresentanti della borghesia.Le giornate di luglio
Con il passare dei mesi le contraddizioni insite nella complessa situazione della Russia dopo il febbraio 1917 si facevano sempre più evidenti. Un moto spontaneo di operai che chiedevano condizioni di vita migliori, di soldati che chiedevano la fine della guerra e di contadini che rivendicavano il possesso della terra, aveva portato al potere uomini che intendevano continuare la guerra, tenendo fede agli accordi con le potenze dell'Intesa e che non avevano alcuna intenzione di cedere le proprietà personali.Anche i membri del governo appartenenti alla sinistra, primo fra tutti Kerenskij, erano coinvolti nella politica della borghesia.
Un gruppo di marinai anarchici russi della nave Petropavlovsk ad Helsinki, allora ancora sotto controllo russo, estate 1917
L'esercito del governo provvisorio spara sui manifestanti a Pietrogrado, 4 luglio 1917
Il fronte
Il 18 giugno, mentre a Pietrogrado si svolgeva una grande manifestazione che, negli intenti degli organizzatori, ma non di molti partecipanti, doveva essere filogovernativa, ebbe inizio un'offensiva militare sul fronte russo-tedesco, offensiva che doveva principalmente servire per dimostrare alle potenze dell'Intesa la volontà russa di continuare la guerra.Malgrado i discorsi di Kerenskij, che percorse tutto il fronte per rilanciare nelle truppe lo spirito di patria, l'offensiva dopo successi iniziali, grazie anche alle lotte portate avanti dai bolscevichi, si trasformò in una nuova rotta.
Le città
La situazione nelle città peggiorava di giorno in giorno, i rifornimenti di viveri erano sempre più aleatori ed i prezzi di quei pochi disponibili crescevano a vista d'occhio provocando una pesante inflazione della moneta.Nelle campagne le occupazioni di terre aumentavano, nel mese di giugno si registrarono 875 espropri illegali.
A tutto ciò va aggiunto che tra i lavoratori si faceva sempre più strada la consapevolezza che, malgrado l'economia fosse allo sfascio, i profitti delle imprese impegnate nella produzione bellica crescevano in modo vertiginoso.
Tutti questi fattori contribuirono nel portare sempre più lavoratori e soldati a prestare orecchio alla propaganda dei bolscevichi che affermavano, senza mezzi termini, la necessità di abbattere il governo e di trasferire tutto il potere ai soviet, ossia ai consigli dei delegati degli operai, dei soldati e dei contadini.
Il governo, nel tentativo di aumentare il suo controllo sulla capitale, decise, nel frattempo, di trasferire al fronte, poco alla volta, per non destare sospetti, le unità della guarnigione che avevano partecipato alla rivoluzione di febbraio, per sostituirle con truppe maggiormente fedeli.
La fallita rivoluzione di luglio
I soldati di stanza a Pietrogrado si resero conto di questo tentativo ed insorsero contro il governo; il 3 luglio, dopo aver ottenuto l'appoggio degli operai dei grandi complessi industriali della città, si recarono, nell'ambito di una manifestazione di protesta, alla sede del partito bolscevico chiedendo l'abbattimento del governo provvisorio.I bolscevichi, pur ritenendo prematura l'azione, non osarono opporsi al volere delle masse e diedero inizio ad un tentativo rivoluzionario, che venne però rapidamente represso.
In seguito a questi fatti il partito bolscevico venne messo praticamente fuori legge ed i suoi dirigenti arrestati o costretti alla fuga. Lenin riparò in Finlandia, ad Helsinki, accusato dal governo Kerenskij di aver preso soldi dall'imperatore tedesco per finanziare un colpo di Stato bolscevico in Russia, e di conseguenza, il ritiro delle truppe russe dalla guerra.
Il fallimento del tentativo rivoluzionario di luglio, fallimento dovuto in primo luogo al rifiuto del Soviet di Pietrogrado di scavalcare il governo provvisorio accentrando su di sé tutto il potere convinse quest'ultimo, e le forze che lo sorreggevano, che ormai il momento rivoluzionario era concluso.
Il governo Kerenskij
Aleksandr Kerenskij
La resistenza degli altri ministri appartenenti alla sinistra a forzare Cĕrnov alle dimissioni porta il governo allo scioglimento. Presentandosi come l'unico in grado di salvare il paese, Kerenskij ebbe buon gioco a farsi attribuire l'incarico di primo Ministro con ampi poteri su varie giurisdizioni.
La repressione delle azioni contadine, la soppressione della propaganda bolscevica e le misure per riportare all'obbedienza le truppe, tra cui la reintroduzione della pena di morte, ma soprattutto la volontà di continuare la guerra contro i tedeschi a fianco delle potenze dell'Intesa fecero rapidamente perdere a Kerenskij il credito che fino a quel momento aveva avuto presso le masse. Nello stesso tempo le forze più reazionarie e conservatrici incominciarono a pensare che fosse giunto il momento per una più incisiva manovra di normalizzazione. Nei circoli politici di destra sempre più frequentemente si faceva il nome del generale Kornilov, che Kerenskij aveva nominato, su pressioni delle altre potenze dell'Intesa, comandante in capo dell'esercito, come dittatore militare.
Il Consiglio di Stato
Il 12 agosto, nel Teatro Grande di Mosca, si riunì, per volere del governo, un'assemblea di circa 2000 persone, scelte dal governo stesso, a cui venne attribuita il nome di “Consiglio di Stato”. Erano presenti tutti i partiti tranne quello bolscevico e più della metà dei presenti erano grossi proprietari terrieri, industriali, commercianti e banchieri. Fu una passerella di discorsi senza dibattito o votazioni. L'intervento di Kornilov fu uno dei momenti culminanti. Egli chiese apertamente poteri dittatoriali allo scopo di salvare la Russia dai bolscevichi rinfacciando al governo di non rifornire a sufficienza l'esercito e di non essere capace di riportare la calma nel paese.Malgrado tutta la stampa di matrice borghese avesse, dopo i fatti di luglio, descritto i bolscevichi come “agenti tedeschi” ormai privi di qualunque influenza, questi, che nel frattempo avevano tenuto, segretamente, il loro sesto congresso a Pietrogrado, riuscirono ad indire a Mosca, come risposta alle parole di Kornilov al Consiglio di Stato, uno sciopero che portò in piazza quattrocentomila persone.
Il tentativo di Kornilov
Il generale Kornilov
Kerenskij a questo punto, resosi conto delle intenzioni del generale lo destituì atteggiandosi a salvatore della rivoluzione, ma il bluff durò poco, Kornilov non accettò gli ordini di Kerenskij ed ordinò al generale Krymov di far marciare un corpo di cavalleria cosacca su Pietrogrado. La città cadde nel caos più assoluto, il governo provvisorio non aveva truppe con cui difendersi e furono i bolscevichi ad organizzare la difesa: in breve tempo venne creato un “Consiglio di guerra per la difesa di Pietrogrado” che organizzò venticinquemila operai nella Guardia Rossa. I lavoratori delle officine Putilov prolungarono volontariamente l'orario a sedici ore ed in due giorni costruirono duecento cannoni; le unità dell'esercito coinvolte nelle giornate di luglio, che erano state disarmate, tornarono ad essere operative ed a loro si unirono alcune migliaia di marinai provenienti dalla base navale di Kronstadt. Tutta la rete ferroviaria venne sabotata e resa inutilizzabile dagli stessi ferrovieri. Mentre le unità al comando di Krymov erano nel caos più completo, emissari del “Consiglio di guerra” presero contatto con alcune di esse, riuscendo a staccarle dall'azione. Era la fine del tentativo contro rivoluzionario. Kornilov, Krymov, Denikin ed altri ufficiali vennero arrestati (ma non processati, per non far venire alla luce i collegamenti con il governo provvisorio, e vennero poi tutti rilasciati prima di ottobre).
Kerenskij riuscì a mantenersi al governo ma senza più alcuna credibilità verso le classi popolari mentre il partito Bolscevico si affermava come forza trainante.
La Rivoluzione d'ottobre
Il governo, guidato da Kerenskij, si decise a stabilire la data (il 28 novembre) e le regole secondo cui si sarebbero tenute le elezioni per l'Assemblea Costituente. L'importanza dei soviet diventava via via maggiore, in quanto in molti casi il loro controllo permetteva il controllo delle guarnigioni militari. Questa forza venne notevolmente sottovalutata dal governo provvisorio.
Fra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1917, Lenin riuscì a convincere anche le parti meno convinte del proprio partito, della necessità di tentare la presa del potere prima delle elezioni per la Costituente. Anzi, stabilì che la cosa migliore sarebbe stata ottenerlo prima dell'apertura del Secondo Congresso dei Soviet, che avrebbe potuto legittimare così il nuovo ordine. Il controllo, da parte del neocostituito Consiglio Militare Rivoluzionario, della guarnigione di Pietrogrado e dei marinai della flotta del Baltico, si sarebbe rivelato fondamentale per rovesciare con uno sforzo relativamente modesto, il governo provvisorio. Quest'ultimo disponeva in città di poche centinaia di uomini delle scuole ufficiali.
L'assalto al Palazzo d'Inverno nella ricostruzione del film Ottobre (1927).
Nei giorni successivi a Pietrogrado veniva creato il Consiglio dei Commissari del Popolo (così venivano denominati coloro che occupavano incarichi di tipo ministeriale). Pochi giorni dopo, sotto la minaccia di uno sciopero di tutti i lavoratori ferroviari, il consiglio subì un primo rimpasto, grazie al quale ai bolscevichi si affiancarono alcuni socialrivoluzionari di sinistra, in un governo di coalizione che non avrà vita lunga. Nel frattempo, scontri più sanguinosi si ebbero a Mosca, dove la resistenza terminò solo il 2 novembre (O.S.). Ora il nuovo governo controllava i due centri principali, anche se la diffusione della rivoluzione negli altri territori, in gran parte contadini, avrebbe richiesto un tempo molto più lungo.
Il consolidamento della rivoluzione
Mentre la rivoluzione si diffondeva, il nuovo governo sovietico (inteso come espressione del Congresso dei Soviet e non come governo dell'Unione Sovietica che ancora non esisteva) muoveva i suoi primi passi ed emetteva i suoi primi atti formali.Primi atti del governo dei Soviet
Come già annunciato da Lenin il 26 ottobre (calendario giuliano) il decreto sulla terra prevedeva l'immediata distribuzione, senza indennizzo, delle terre dei pomeščiki (i proprietari terrieri) ai contadini privi di terra. Con il decreto sulla pace si proponeva a tutti i belligeranti l'apertura immediata di trattative per una pace "giusta e democratica", accompagnate da un immediato armistizio di almeno tre mesi. Al vecchio sistema giudiziario si sostituivano i tribunali del popolo inizialmente di tipo elettivo; la polizia veniva sostituita da una milizia composta prevalentemente di operai; veniva realizzata la completa separazione tra stato e chiesa; veniva introdotto il matrimonio civile, con uguali diritti per entrambi i coniugi, e il divorzio; la donna otteneva la totale parità di diritti rispetto all'uomo; si introduceva la giornata lavorativa di otto ore. Riguardo all'esercito venivano cancellate la differenze di trattamento fra soldati e ufficiali. Sul fronte dell'economia venivano nazionalizzate tutte le banche private; il commercio estero diventò monopolio dello Stato; flotta mercantile e ferrovie diventavano statali, mentre le fabbriche venivano affidate direttamente agli operai. Il nuovo governo denunciò anche tutti gli accordi internazionali compresi quelli segreti e sospese il rimborso dei prestiti ottenuti all'estero dal regime zarista.Rivoluzione e controrivoluzione
I bolscevichi, oltre a difendere militarmente la loro rivoluzione, si trovarono anche a confrontarsi con il sistematico sabotaggio operato da tutto l'apparato burocratico. Furono necessarie settimane, quando non mesi, perché i Commissari del Popolo potessero prendere possesso degli uffici dei Ministeri o delle banche.
L'Assemblea Costituente
Assemblea dei Soviet a Pietrogrado nel 1917
Dei 715 rappresentanti eletti, 370 furono socialisti rivoluzionari, 175 bolscevichi, 40 socialisti rivoluzionari di sinistra (corrente di sinistra fuoriuscita dai socialisti rivoluzionari), 16 menscevichi e 17 cadetti. L'Assemblea Costituente si insediò il 5 gennaio 1918 (O.S.) in Palazzo Tauride a Pietrogrado. Intanto, la corrente politica dei socialisti rivoluzionari di sinistra decise di unirsi ai bolscevichi, scelta che portò all'unione tra il Comitato esecutivo dei Soviet contadini (socialista rivoluzionario di sinistra) e il Comitato esecutivo dei Soviet degli operai e dei soldati (bolscevico), dando vita a quello che viene conosciuto come Comitato esecutivo centrale panrusso. Nel corso della prima seduta, l'Assemblea Costituente fu proclamata autorità suprema di tutta Russia (Panrussa), non riconoscendo il potere dei soviet dei lavoratori (operai, contadini e soldati). I bolscevichi e i socialisti rivoluzionari di sinistra chiesero all'assemblea di ratificare tutti gli atti e i decreti emessi dai Commissari del Popolo (bolscevichi) riguardo al decreto sulla terra - per la distribuzione della stessa ai contadini -, l'apertura immediata di trattative per una pace con i paesi belligeranti, la completa separazione tra stato e chiesa; l'introduzione del matrimonio civile con uguali diritti per entrambi i coniugi, il libero divorzio, totale parità di diritti della donna rispetto all'uomo; l'introduzione della giornata lavorativa di otto ore, l'abbattimento delle differenze di trattamento fra soldati e ufficiali nell'esercito, le nazionalizzazioni dell'economia e della finanza.
L'area di destra dell'assemblea (cadetti; parte dei menscevichi) e persino i socialisti rivoluzionari rifiutarono la richiesta; in segno di protesta, i bolscevichi e la sinistra dei socialisti rivoluzionari abbandonarono l'aula. La successiva seduta venne convocata per il pomeriggio del 6 gennaio 1918 (O.S.) ma, una volta presentatisi, i costituenti trovarono l'ingresso di Palazzo Tauride chiuso. Così, bolscevichi e sinistra dei socialisti rivoluzionari dichiararono dissolta l'Assemblea Costituente Panrussa - mediante un decreto ratificato dal Comitato esecutivo centrale panrusso -, per poi convocare il III Congresso panrusso dei deputati operai e soldati e il III Congresso panrusso dei deputati contadini che, unificati, approvarono il pieno scioglimento dell'Assemblea Costituente e la "Dichiarazione dei diritti dei lavoratori".
Il problema delle nazionalità
La rivoluzione di febbraio e gli avvenimenti dei mesi che seguirono rinvigorirono tutta una serie di fermenti nazionalistici da sempre presenti nella complessa struttura politico-sociale della Russia. Già a luglio 1917 Kerenskij concesse un'ampia autonomia all'Ucraina. A novembre il governo dei Soviet riconobbe l'indipendenza della Finlandia e pubblicò una risoluzione che sanciva i diritti delle minoranze nazionali: uguali diritti per tutti i popoli, diritto di autodecisione, compreso il diritto di staccarsi dalla Russia per fondare stati indipendenti, diritto al libero sviluppo di tutte le minoranze nazionali e gruppi etnici. Da questa dichiarazione nacquero prima la Federazione Russa e poi l'Unione Sovietica.La pace di Brest Litovsk
Nel 1918 la Russia firma una pace separata con la Germania accettando di perdere la Finlandia, l'Ucraina, la Polonia e i paesi baltici.L'inizio della guerra civile
Truppe bolsceviche impegnate in combattimento durante la guerra civile
Truppe straniere, qui in parata a Vladivostok
(1918), accorsero da vari paesi per contrastare la Rivoluzione a fianco
dei contro-rivoluzionari, in prevalenza zaristi e nazionalisti
Nel suo rapido avanzare verso le regioni interne della Russia, spinge il commissario bolscevico Jakov Jurovskij, detentore del deposto zar Nicola II, a fucilare, il 17 luglio, quest'ultimo e tutta la sua famiglia. Sul fronte interno la politica del nuovo governo deve registrare una gravissima crisi tra le due forze trainanti della rivoluzione di ottobre: gli operai ed i contadini. In primavera il governo è costretto a dare inizio alle requisizioni di grano allo scopo di rifornire le città le cui scorte sono ormai esaurite. Anche se le requisizioni, almeno all'inizio, colpiscono principalmente i contadini più agiati i cosiddetti kulak sono spesso alla base di vere e proprie rivolte, talvolta dirette dai rivoluzionari socialisti. La repressione delle rivolte portò alla fucilazione di oltre 200.000 contadini[14]
Approfondimenti sociali
Assemblea degli operai nella fabbrica Putilov di Pietrogrado, 1917
La questione contadina
Non si può capire la dinamica e le ragioni della Rivoluzione Russa senza capire la mentalità dei contadini, o senza conoscere il loro mondo. La società contadina ruotava attorno a tre pilastri: il nucleo familiare (dvor); il villaggio (selo); e la comunità (mir o obščina). Il mondo contadino era un mondo chiuso, separato dalla vita sociale ed economica cittadina. Il contadino era fedele esclusivamente al proprio villaggio, non aveva senso di identità nazionale. L'unica figura a cui andava la devozione del contadino era la figura dello Zar, divinizzata e mistificata nell'immaginario collettivo. La naturale propensione conservatrice del mužik (il contadino russo) aveva spinto la classe dirigente russa a credere che fosse essenziale per la stabilità del paese l'alleanza tra campagna e corona, e che proprio il mužik fosse il modello del suddito rispettoso dell'autocrazia russa.I fatti smentirono una simile idea, nata dal fraintendimento della mentalità del contadino. Le campagne erano infatti lente ad infiammarsi ma volubili. Il contadino rispettava la legge solamente per paura della punizione. La stessa idea della legge e dello Stato era differente rispetto al modello occidentale. L'unica cosa che faceva stare al proprio posto i mužik era il mito dello zar buono e la speranza della spartizione della terra. Una volta cadute entrambe le speranze, le campagne si trasformarono in una distesa di focolai rivoluzionari.
La questione operaia
La minoranza della popolazione proletaria, rappresentata dagli operai, era concentrata in pochi centri industrializzati, quale ad esempio era San Pietroburgo, città che allora prendeva nome di Pietrogrado. La figura del proletario è la figura principale, secondo la tesi Marxista, di una rivoluzione Comunista, in quanto gli operai vivendo gli stessi problemi, vivendo tutti insieme in condizioni estreme di lavoro che portano all'alienazione, non sentono lo stesso attaccamento alla terra come i mužik (i contadini russi), ma sono maggiormente preposti all'attuazione della lotta tra classi: la rivoluzione. La strategia della rivoluzione sarebbe stata quella di esportare il modello della dittatura del proletariato in Germania, cioè in un paese sviluppato (infatti secondo la tesi marxista e leninista, la rivoluzione può partire solo da paesi sviluppati) oltre che geograficamente centrale, da lì la rivoluzione si sarebbe diramata in tutto il mondo. Altrimenti, secondo Lenin, la rivoluzione russa sarebbe servita solamente ad esportare il capitalismo in Asia (come è avvenuto); ciò nonostante l'incipit della rivoluzione va comunque ricercato in un nucleo operaio: quello dei cantieri navali di San Pietroburgo. I primi scioperi cominciarono proprio in questa città nel gennaio del '17.Le donne e la rivoluzione
Il Battaglione della morte
Le donne acquisirono estrema importanza durante la guerra, in quanto dovettero sostituire gli uomini sul lavoro, favorendo così il processo di emancipazione. Tra le protagoniste della Rivoluzione vi fu Aleksandra Kollontaj che, nel 1918, divenne la prima donna al mondo a guidare un ministero, "Commissario del popolo per l'assistenza sociale", ed in seguito prima donna a divenire ambasciatrice, dal 1923, presso la Norvegia, il Messico ed infine la Svezia. Grazie anche alle sue forti pressioni, le donne ottennero alcune conquiste come il diritto all'elettorato attivo (votare) e passivo (farsi eleggere), il diritto all'istruzione, l'assistenza alla maternità, la parificazione dei salari con gli uomini (anche se solo formalmente, nella prassi continuavano le differenze) ed infine la possibilità di divorziare (1918) e di abortire (1920), quest'ultimo punto venne in seguito cancellato durante lo stalinismo.[16][17]
Cronologia
Nota: le date sono basate sul calendario giuliano, in vigore all'epoca in Russia, e non sul calendario gregoriano, quello che è ed era in vigore nella maggioranza dei paesi europei.- Gennaio
- Scioperi e agitazioni a Pietrogrado
- Febbraio
- Rivoluzione di febbraio
- 26 -- 50 dimostranti vengono uccisi in Piazza Znamenskaja
- 27 -- Le truppe si rifiutano di sparare sui dimostranti, diserzioni. Prigioni, tribunali e il palazzo dell'Ochrana vengono incendiati. Le guarnigioni si uniscono ai rivoluzionari. Si forma il Soviet di Pietrogrado.
- Marzo
- 1 -- Ordine Nr.1 del Soviet di Pietrogrado
- 2 -- Nicola II abdica. Si forma un governo provvisorio sotto il Primo Ministro Georgij Evgen'evič L'vov
- Aprile
- 3 -- Ritorno di Lenin in Russia. Pubblica le sue Tesi di Aprile.
- 20 -- Viene pubblicata la nota di Miljukov. Cade il governo provvisorio
- Maggio
- 5 -- Si forma un nuovo governo provvisorio. Kerenskij ministro della guerra e della marina
- Giugno
- 3 -- Primo Congresso Pan-russo dei Soviet a Pietrogrado. si chiuderà il 24.
- 16 -- Kerenskij ordina l'offensiva contro le forze Austro-Ungariche. Successo iniziale
- Luglio
- 2 -- Termina l'offensiva russa. Trockij si unisce ai Bolscevichi
- 4 -- Dimostrazioni anti-governative a Pietrogrado
- 6 -- Contrattacco tedesco e austro-ungarico. I russi si ritirano nel panico, saccheggiando la città di Tarnopol. Viene ordinato l'arresto dei capi Bolscevichi
- 7 -- L'vov si dimette. Kerenskij è il nuovo Primo Ministro
- 22 -- Trockij e Lunačarskij arrestati
- Agosto
- 26 -- Finisce il secondo governo di coalizione
- 27 -- Il Generale Kornilov tenta un Colpo di Stato che fallisce, Kornilov viene arrestato e imprigionato.
- Settembre
- 1 -- La Russia viene dichiarata una Repubblica
- 4 -- Trockij e altri vengono liberati. Trockij diventa il capo del Soviet di Pietrogrado
- 25 -- Si forma il terzo governo di coalizione
- Ottobre
- 10 -- Il Comitato Centrale Bolscevico si riunisce ed approva la rivolta armata
- 11 -- Congresso dei Soviet delle regioni settentrionali, fino al 13
- 20 -- Primo incontro del Comitato militare rivoluzionario di Pietrogrado
- 25 -- Inizio della rivolta a Pietrogrado. Kerenskij abbandona Pietrogrado
- 26 -- Presa del Palazzo d'Inverno. Secondo Congresso dei Soviet. Gran parte dei delegati menscevichi e i socialisti rivoluzionari di centro e di destra se ne vanno in segno di protesta contro l'esautoramento del governo Kerenskij. Decreti sulla pace e la riforma terriera. Dichiarato il governo dei Soviet - il Consiglio dei Commissari del Popolo - dominato dai bolscevichi con Lenin come presidente
- Dicembre
- 20 -- Feliks Dzeržinskij, appena nominato commissario degli affari interni, fonda la Commissione Straordinaria Combattente per la Controrivoluzione e il Sabotaggio, la Čeka.
LA RIVOLUZIONE RUSSA

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